Il campo operativo dell’ In Sé
Il campo operativo dell’In Sé è sempre ordinato ad uno. La conoscenza dell’uomo, a causa della schizofrenia tra l’In Sé e Io, è semiologica, si rivela nella sfaccettatura dei segni, dei simboli, come rapporto tra un segno e l’altro, ma la sostanza è sempre una. Tutto ciò che la mente dell’uomo può ponderare, riflettere, oggettualizzare è segno. Quello che in nessun modo può essere ridotto a segno, è l’In Sé. L’unità non si raggiunge molto facilmente; bisogna superare l’intelligenza, il pensiero, cioè tutti i riferimenti dell’esistenza, perché l’In Sé non si pensa, è ecceità pura.
Tutta la gamma dei meccanismi di difesa (proiezione, trasposizione, etc.), non è altro che esemplificazione di quanto detto fino ad ora. I meccanismi di difesa sono possibili perché l’In Sé è sempre intimo dovunque si intenziona.
Nel dubbio interpretativo dell’etica cosa si può fare?
Quando l’interpretazione etica appare dubbia allora resta sovrana la decisionalità del collettivo sociale che si esprime attraverso le sue costituzioni, i suoi codici, le leggi ed è inutile riferirsi a fonti che non hanno chiara e precisa l’applicazione oggettiva esterna come appunto la fede, ecc. La fede si basa su un autoconvinzione e non ha necessità di dimostrazione razionale sui fatti come ad esempio è la scienza o il diritto o l’etica sociale. La razionalità non è prevista nell’ambito del dogmatismo religioso; è una volontà che autodetermina per testimonianza, per decisionalità punto e basta. E’ naturalmente questo principio fideistico interiore non può essere applicato sul campo della oggettività socio-naturale o socio-civile.
Ontopsicologia: dimensione fisica e spirituale
La tesi dell’ Ontopsicologia è che l’uomo, quando reagisce in modo “meccanico” agli stimoli ambientali e si conforma su valori di sistema, alla fine produce come risultato patologia per sé e per l’ambiente. Questo avviene perchè, come concordano la gran parte dei filosofi della storia, la natura dell’uomo non è semplicemente meccanica: l’Ontopsicologia dimostra in modo scientifico che la natura dell’uomo è caratterizzata da una dimensione fisica e da una dimensione spirituale che debbono entrambe trovare realizzazione storica.
CAMPELLO SUL CLITUNNO: “ARTE A CIELO APERTO”
Grande entusiasmo in questi giorni per l’arrivo a Campello sul Clitunno di numerosi artisti di calibro internazionale coinvolti all’interno del progetto “Arte a Cielo Aperto” a cura di Yasue Sakaoka. L’iniziativa prevede un interessante scambio con i seguenti artisti provenienti dagli Stati Uniti: Neysa Jin Felker, Gary Jo Gardenhire, Thomas E. Haynes, Chief Shongo Obadina e Yasue Sakaoka. Questi artisti, attivi già all’interno del territorio, stanno lavorando alla realizzazione di cinque sculture. Il progetto, ideato da Loredana Bucchi e Graziano Marini con la preziosa collaborazione di Roberta Prosperi e Tullio Stefanetti, si propone di creare a Campello sul Clitunno un vero e proprio laboratorio per artisti di tutto il mondo. L’arrivo degli artisti e il loro lavoro sta portando molta curiosità ed interesse. Le attività promosse all’interno di questa iniziativa bene si inseriscono nella volontà, ormai presente da anni, di rendere Campello sul Clitunno propositivo polo dell’arte contemporanea. L’accoglienza degli artisti, avvenuta anche con un incontro ufficiale in Comune e le iniziative promosse hanno trovato forte riscontro anche tra le aziende locali e tra i singoli cittadini. Ognuno ha contribuito a suo modo, comprendendo l’importanza dell’evento. Prosegue nel frattempo, nelle sale di Palazzo Casagrande a Campello sul Clitunno, anche la mostra personale di Andrea Bianchi “Ritorno alla natura…c’è bisogno d’amore sai zio” dopo il grande successo ottenuto per l’inaugurazione tenutasi il 3 ottobre per la Giornata del Contemporaneo. La mostra sarà visitabile fino al 29 novembre 2009 e prevede anche l’organizzazione di laboratori con le scuole elementari e medie del territorio.
Sessione primaverili studenti di Ontopsicologia
Nel maggio scorso si è svolta la sessione primaverile per gli studenti di Ontopsicologia a San Pietroburgo. Nel corso della sessione, gli studenti si sono ritrovati con i loro omologhi provenienti da varie città presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di San Pietroburgo. E’ confermato dalle valutazioni e dai feedback da parte degli insegnanti del dipartimento di psicologia che hanno rilevato l’alto livello della formazione e della cultura degli studenti che ricevono una seconda laurea.
Quest’anno è venuto anche un gruppo di studenti provenienti dal Brasile – 45 persone hanno attraversato l’oceano per immergersi nell’atmosfera di conoscenza della Facoltà di Psicologia. l’Hermitage ha destato grande interesse sugli studenti provenienti dal Brasile, così come l’opportunità di vedere un vero balletto russo. Indubbiamente, questo viaggio è stata un’esperienza straordinaria, dove le ore nelle aule di psicologia, si sono fuse con la possibilità di contatto con la cultura profonda della Russia così diversa dalla natura del Brasile.
Turismo culturale
Turismo culturale, è la definizione corrente di una delle attuali forme di turismo ed ovviamente sottintende una maggiore attenzione agli aspetti culturali delle iniziative turistiche.
I viaggi nell’antichità si facevano per motivi commerciali o religiosi anche perché erano disagevoli, costosi e talora pericolosi. I primi veri turisti della storia furono comunque i pellegrini. E non è un caso che gli antichi itinerari dei pellegrinaggi (via Francigena, Cammino di Santiago di Compostela ecc.) suscitino nuovi interessi. Diminuita la passione religiosa, i viaggi tornarono ad interessare quando ce ne furono le possibilità economiche ed anche pratiche (strade più sicure, collegamenti meno ardui ecc.). Il c.d Grand Tour che i giovani aristocratici europei iniziarono a fare nel XVII secolo era anche un modo per completare la preparazione culturale delle nuove classi dirigenti che si trovavano spesso in concorrenza con la crescente borghesia che già da tempo viaggiava per motivi commerciali ma che allo stesso tempo aveva l’occasione di conoscere luoghi e genti. Esaurita la fase del turismo “selezionato” in base al censo ecc., negli ultimi decenni si è sviluppato il turismo di massa che ha anche modificato in buona parte anche i contenuti tradizionali del turismo. I viaggiatori del Grand Tour ed i loro numerosi emuli avevano spesso alle spalle una preparazione classica e storica che li orientava anche nei loro itinerari ed in genere avevano molto tempo.
I turisti di oggi si muovono molto più celermente ma hanno spazi temporali più ristretti (ferie ecc.). Anche le caratteristiche culturali dei nuovi viaggiatori (impiegati, tecnici ecc.) sono ovviamente molto diverse da quelle degli antichi viaggiatori. Tale situazione, accompagnata alla forte commercializzazione del settore turistico, ha ovviamente cambiato parecchie cose.
E le modifiche sono state tanto importanti che all’epoca attuale con la definizione di “turismo culturale” si tenta di recuperare alcuni dei vecchi contenuti del turismo (che in realtà non sono stati mai del tutto tralasciati specialmente nel settore dell’associazionismo). Fra l’altro in diverse università si tengono corsi e master dedicati al “turismo culturale” con l’intento di abbinare nei nuovi operatori preparazione tecnica e culturale. Tuttavia è abbastanza plausibile pensare che l’interesse per il segmento “turismo culturale” corra il rischio di creare una nuova “moda” come è già avvenuto, per qualche verso, con l’organizzazione di talune mostre. Alla fine chi ha concreti interessi culturali ha tutti gli strumenti per selezionare ciò che ha reali contenuti. E poi fare turismo culturale significa anche andare a visitare semplicemente la chiesetta del paesello vicino (magari individuata tramite un web locale). Il turismo culturale, in un paese ricco di storia ed arte come il nostro, deve opportunamente avere una dimensione “diffusa” e quindi può essere occasione di sviluppo di tante realtà periferiche che magari hanno interessanti “patrimoni” poco valorizzati. Diversi connotati del “turismo culturale” possono poi contribuire a “destagionalizzare” diverse mete (e ciò vale per molte delle nostre località) ed a rendere mediamente più fruibili le esistenti strutture alberghiere.
In un’intervista televisiva (gennaio 2009) il sottosegretario al Turismo (on.Brambilla) ha correttamente evidenziato il ruolo che in Italia potrebbe avere il “turismo culturale”. Al riguardo si ritiene che potrebbero essere anche utili alcune semplificazioni per le tante associazioni culturali che da anni si occupano di queste forma di turismo.
OntoArte a Berlino
Il 6 giugno si è tenuta l’inaugurazione della mostra “OntoArte a Berlino”, personale del maestro Antonio Meneghetti. La mostra resterà aperta fino al 15 ottobre al numero 68 di Fasanenstrasse dove all’interno dei locali, tra i colori e le forme esposte, le opere conducono il fruitore in una nuova dimensione dell’arte.
Un intero weekend inaugurale, organizzato dalla Berlin FOIL GmbH per il vernissage della mostra, durante il quale i galleristi e gli appassionati di OntoArte, provenienti per l’occasione da tutto il mondo, hanno potuto godere le opere nelle giornate del 6 e del 7 giugno, e, nel pomeriggio del sabato, al Berlin Excelsion Hotel seguire la conferenza durante la quale l’artista ha spiegato la sua arte, prima, e ne ha omaggiato i presenti, poi, con la creazione di tre opere dal vivo.
l’uomo normale
La tesi dell’Ontopsicologia è che l’uomo, quando reagisce in modo “meccanico” agli stimoli ambientali e si conforma su valori di sistema, alla fine produce come risultato patologia per sé e per l’ambiente. Questo avviene perché, come concordano la gran parte di filosofi della storia, la natura dell’uomo non è semplicemente meccanica: l’Ontopsicologia dimostra in modo scientifico che la natura dell’uomo è caratterizzata da una dimensione fisica e da una dimensione spirituale che debbono entrambe trovare realizzazione storica. Il distruggere questa sua componente vitale porta l’essere umano “non realizzato” ad usare l’ambiente in cui vive come scarico della propria frustrazione. Per questo il risultato di “frustrare” la propria natura produce un danno sia all’individuo che al contesto in cui opera.
Essere Leader
“Il leader non fa parte della media normale degli esseri umani ma è un diverso, un superiore. […]per un determinato aspetto nasce già con la predisposizione, con l’attitudine: ha una dote naturale. Poi, attraverso la vita e la scuola, impara il mestiere. Il leader dunque si differenzia dalla maggioranza […]perché ha la capacità di essere vettore di funzioni, vettore di valori, conduttore di più termini. Non è il risultato di una carriera, di anni, ma è una predisposizione di natura che viene perfezionata attraverso l’esperienza. Quindi in un certo senso capi si nasce, ma anche si diventa” . Il discorso iniziato sulla psicologia della gioventù leader da Meneghetti parte dalla considerazione che attualmente i giovani che vanno da un’età di 14 anni a un’età di 24 non hanno stimoli sufficienti ad orientare una loro formazione personale verso lo sviluppo di un loro particolare potenziale. Si prende in considerazione questa fascia di età perché è quella più importante, fatta di sacrifici per imparare quello che è necessario per esercitare la propria grandezza in futuro. Quello che non si impara adesso difficilmente si potrà recuperare in età più adulta perché quello poi è il momento di fare. La definizione di leader sopra citata parla di una dote naturale del leader. Dote che si può riscontrare in alcuni giovani che però ancora devono realizzarla. Il punto è che una bassissima percentuale di questi ragazzi riesce ad uscire fuori con il loro potenziale in maniera totale. Se è vero che un leader si riconosce dai fatti che produce e da come può diventare funzione e provvidenza per il sociale, come possiamo vedere queste cose in un giovane che ancora deve fare la sua storia? Posso esserci alcuni indizi che sono: a) autonomia di mezzi. Anche se giovane di età, ha una logica personale che lo induce a cercare autonomia economica dal nucleo familiare di origine. Avere quindi una elasticità mentale che porta il ragazzo a gestire i fatti quotidiani come produzione personale di autonomia, qualunque cosa si tratti. Sempre nel limite di quello che consente l’età come azione storica. b) Capacità interculturale. È cioè un curioso del mondo e ha la capacità di dialogare con diverse culture e diversi modi di pensare. Non si tratta solo di non essere razzisti, ma è qualcosa di più. Questo porta ad un arricchimento personale oltre che culturale e dà una visione del mondo più ampia. Ovvio che l’attuale globalizzazione e internet favoriscono questo. Ma dipende sempre dall’atteggiamento personale del ragazzo il quale vede tutte queste diversità, ma non crede a nessuna con fede e mantiene quindi la sua specifica personalità. c) Sanità biologica e mentale di base. Pur vivendo un’età dove i cambiamenti fisici e la sperimentazione del limite sociale spesso è sfidato dal giovane (scadendo nella devianza) in questo caso il ragazzo mantiene un equilibrio mentale di base che lo induce ad osare, ma senza cadere nella configurazione legale di reato. d) Ambizione. La voglia di arrivare e di riuscire non basta. Ma bisogna esercitare questa ambizione attraverso una continua scuola personale per imparare. È una forma di dinamismo pratico che gli insegna a cogliere le sfumature delle relazioni. e) Coraggio. f) Erotismo g) Dote naturale. Questa è la fondamentale per distinguere un leader. O meglio un potenziale leader. E questa caratteristica l’Ontopsicologia l’ha individuata nell’In sé ontico. Ne ha rilevata la struttura, l’organizzazione e la formalizzazione. Questa è una ulteriore conoscenza che l’Ontopsicologia può usare. h) Intelligenza
Lizori
Even though centuries have passed, with alternating historical and cultural periods, contended between Spoleto and Terni, Lizori is still a Panic and privileged place, symbolising humanistic conviviality and positive society.
While cruising along the road that leads from Spoleto to Assisi, close to the Clitunno springs, you’ll notice a small village on the mountain. Your curiosity will lead to know more about that place. So, seize the day and walk on the village, along the only road that leads to Lizori, in its medieval ancient walls.
No doubt all places have their own atmosphere and charm, elements of inspiration for artists, but Lizori has something different, intimate and sweet. It has a personality that suddenly shows, and if you are lucky enough to visit it, you will find a surprising candour which rejoices your soul. A group of Italian journalists defined Lizori a place to live and breathe wonderful scents.
-
Archivi
- gennaio 2010 (1)
- dicembre 2009 (1)
- novembre 2009 (1)
- ottobre 2009 (1)
- settembre 2009 (1)
- agosto 2009 (1)
- luglio 2009 (1)
- giugno 2009 (1)
- maggio 2009 (1)
- aprile 2009 (1)
- marzo 2009 (1)
- gennaio 2009 (1)
-
Categorie
-
RSS
Ingressi RSS
Commenti RSS