Sociologia e cinelogia a confronto
Nella sua introduzione alla settima edizione del libro Cinelogia ontopsicologica, il prof. Paolo De Nardis, ordinario di Sociologia alla Sapienza Università di Roma, scrive: “…purtroppo gli studi sociologici sono diventati meno interessanti perché la sociologia non ha saputo inseguire quelli che sono gli stimoli, quelli che sono i suggerimenti, quella che è la brillantezza di una realtà che cambia, ed è rimasta agganciata alle stesse tematiche. L’impostazione di Antonio Meneghetti, attraverso l’ontopsicologia, trascende l’empasse dicotomica in cui si muovono sociologi e cinema. Con lo strumento cinelogico entra nell’analisi del profondo psichico, prosegue oltre l’impostazione freudiana e arricchisce la cassetta degli attrezzi dell’analista sociale, utilizzando il film come strumento per la spiegazione di determinate processualità psichiche sociologiche. ” La cinelogia, quindi, “si rappresenta come un utile strumento per spiegare i nostri sistemi sociali contemporanei, attraverso l’analisi del regista che esprime il rimosso e diventa vero protagonista della processualità filmica secondo la storica intuizione di Pudovkin. In tal modo è uno strumento adatto per dialogare su molti aspetti del sociale, per certi versi una specie di “disvelamento” della chiave di senso del film.”
http://www.sociologia.uniroma1.it/postlauream/altaformazione/Bando%20CAF%20Creativit_%20e%20Impresa%20a.a.%202010-2011.pdf
Antonio Meneghetti: Dalla cineterapia alla cinelogia, dai congressi all’Università “Sapienza” di Roma
All’Hotel Cavalieri Hilton di Roma dal 9 al 13 maggio 1982 si tiene il IX Congresso Internazionale di Ontopsicologia sul tema “Il cinema e l’inconscio”, in cui Meneghetti dimostra pubblicamente come il fatto filmico sia uno strumento utile per fare luce sull’inconscio dello spettatore. Questo è il primo di una serie di congressi dedicati al confronto tra l’ottica ontopsicologica ed altre scuole di pensiero o di azione. Vengono tenute tavole rotonde a cui partecipano alcuni personaggi di spicco del mondo del cinema, tra cui Giancarlo Giannini (attore) e Tinto Brass (regista).
Negli anni successivi, dalla “cineterapia” di cui ancora si parla al congresso si passerà alla “cinelogia”, che diventerà uno degli strumenti del metodo ontopsicologico di autenticazione. Da questo congresso verrà realizzato il testo “La cinelogia. Cinema e inconscio”, rinominato – nell’ultima edizione – “Cinelogia ontopsicologica”, e che oggi è adottato come testo base per il corso sulla Cinelogia ontopsicologica e all’interno del Corso di Alta Formazione in “Creatività e Impresa” presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, Facoltà di Sociologia.
Seminari a Berlino
Berlino è una fucina di innovazione, creatività e idee. La FOIL, che si occupa della formazione di giovani imprenditori, dedica annualmente ai giovani vari seminari di approfondimento e crescita culturale. Per saperne di più, cliccare qui http://www.ontopsicologia.org/index.php/news/1-ultime-notizie-ontopsicologia/65-a-berlino-il-terzo-seminario-i-giovani-ai-giovani
Cina e Ontopsicologia
Il 1995 è l’anno in cui cominciano i primi contatti tra la scienza ontopsicologica e il mondo cinese. Dal 12 al 17 maggio presso l’Università di Pechino, Meneghetti in un seminario di cinque giorni introduce la scienza ontopsicologica a personaggi di spicco del mondo scientifico cinese. Tra gli altri sono presenti il Presidente della Capital University di Pechino, Prof. Xu Qunyuan, il Vice-direttore, Prof. Yang Fengchi, il Decano della Facoltà di Psicologia dell’Università di Pechino, il Presidente dell’Associazione Psicologi della Cina, Yuan Fang (Preside della Facoltà di Sociologia, Presidente dell’Associazione Sociologi della Cina), Zhu Jing-Jing (professore del Philosophy Research Institute Academy of Social Sciences of Hebei Province) e Li Xiao Jong (direttore del Beijing Social Life
Psychological Consultation Centre). La cronaca documentaria e fotografica di questo evento è riportata nella “Collezione Riviste” edita dalla Psicologica Editrice.
XI Congresso Internazionale di Ontopsicologia (Roma, 23-27 maggio 1986): alcune riflessioni di partecipanti d’eccezione
Dott. J. Godin (Direttore dell’Istituto H. Erickson di Parigi, Francia): “Da molti anni pratico
la psicoterapia (…) Come tutti i miei colleghi studiosi mi sono trovato a scontrarmi con questo
paradosso: l’uomo ha in sé tutti i mezzi necessari per risolvere i suoi problemi, ma di fatto egli
spesso non è in grado di superarli senza l’aiuto di un altro essere umano. Ecco perché il congresso
mi ha interessato. Fra tutte le idee io ho fissato due idee predominanti: 1) l’idea di un inconscio
emotivo che esige un clima di rapporti umani per svilupparsi ed essere fonte di una riuscita
permanente; 2) l’abbandono ormai generalizzato degli schemi di pensiero tradizionali, consentito
solamente da una più ampia visione fenomenologica. L’Ontopsicologia, di cui il Professor
Meneghetti è l’ispiratore ed il fondatore, raccoglie le ricerche più autentiche scaturite da tutti gli
angoli del pianeta e vuole essere il linguaggio e il punto di sintesi che dia un senso all’incertezza
dell’uomo”.
Prof. F. Barron (docente di psicologia all’Università di Santa Cruz di California, direttore
del Barron Centre di creatività applicata, USA): “Ieri sera, quando per la prima volta l’ho
incontrato, dal suo sorriso, dai suoi occhi, dalle sue mani ho capito che mi trovavo di fronte ad
un uomo vero. (…) Ho avuto la sensazione di un nuovo luogo dove non solo si sono incontrati
i diversi Paesi, ma menti, spiriti, discipline, interessi, prospettive, canzoni, disegni, storie, e
vite umane. (…) soprattutto erano tutti massimamente interessati al fenomeno della creatività”.
Prof. P. Pfister (Università di Newcastle, Australia): “La maggioranza di noi è pervenuta
in questo Congresso da diversi Paesi del mondo, con diversi orientamenti socio-culturali e
posizioni culturali, ma ognuno di noi ha la possibilità di acquisire nuove conoscenze per poterle
usare in seguito nel proprio lavoro. (…) Sono soddisfatto del fatto che dopo questo Congresso
Internazionale di Ontopsicologia ognuno di noi ritornerà nel proprio Paese con un ampliamento
delle proprie esperienze, con nuove idee e con una più profonda convinzione della nostra posizione
e del ruolo che noi dobbiamo svolgere (…) nelle nostre rispettive società”.
Comunicazione massmediale e informazione memetica
Riportiamo uno stralcio della relazione di una giornalista intervenuta al XVI Congresso Internazionale di Ontopsicologia (“Ontopsicologia e memetica”, Milano, 18-21 maggio 2002). L’autrice, che è anche psicologa e ha una laurea in giurisprudenza, dopo aver trattato il problema di quale tipo di informazione venga in realtà diffusa dai canali massmediali, soprattutto giornali gratuiti e simili, conclude auspicando che il giornalismo riesca a: “saper leggere i fatti, anche in anticipo, e saperli scegliere. (…) Creare nell’altro uno spazio di silenzio, di riflessione autonoma. Suscitare il dubbio, al di là delle apparenze e delle convenzioni. Provare a dimostrare che anche il fatto peggiore che sia accaduto, e ci si trovi a riportare, contiene in sé le ragioni che spiegano come si tratti soltanto di un errore di qualcuno, prevedibile ed eliminabile in partenza per chi sa: un’eccezione rispetto alla regola – di vita, di ordine, di successo – per confermare la quale ciascuno può fare tanto, nel suo mondo. Saper leggere. E saper raccontare (…) L’informazione-giornalistica è uno strumento potente e magnifico. La responsabilità del ruolo è altissima. E impone di autenticare l’uomo, per rifondare un mestiere e aiutare la vita. La parola è una magia, quando coincide con la realtà”.
Fondazione di Ricerca Scientifica “Antonio Meneghetti”
Nel corso della Cerimonia d’Inaugurazione della Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica “Antonio Meneghetti” (Lugano-Paradiso, 16/5/2009), Abelardo Lobato Casado, OP, Fondatore Società S.I.T.A., ha parlato del fatto che “appartiene all’uomo singolo essere cooperatore nel divenire dell’uomo, non soltanto dell’umanità propria del singolo che sono io, ma anche dell’umanità degli uomini del mondo intero. Gregorio di Nissa ha capito molto bene questo invito, e arriva a dire che ogni uomo è chiamato ad essere in un certo modo “padre” di se stesso, valido aiuto per lo sviluppo dell’umanità finché diventi ciò che il filosofo spagnolo Miguel de Unamuno diceva: “Ser nada menos que todo un hombre” [essere niente meno che tutto un uomo]. Questo giorno 16 maggio 2009 passerà alla storia luganese come inizio e luogo della prima pietra miliare di una nuova Via Appia culturale. Il fatto della conoscenza tra Antonio Meneghetti e me, e della collaborazione negli anni Settanta dello scorso secolo [Cfr. Dossier ‘Antonio Meneghetti. Un viaggio riuscito’, allegato alla Rivista “Nuova Ontopsicologia”, n.2/2007-1/2008, Psicologica Ed., Roma], sta alle radici dell’invito che egli mi ha fatto di parlare in questo evento. Se all’inizio di questa attività culturale siamo stati insieme, poi ciascuno di noi ha percorso la propria strada, e adesso siamo di nuovo vicini. Mentre io lascio Lugano, egli arriva. Quello che mi piace davvero è constatare che lo stesso ideale che ci ha messo insieme a Roma si propone adesso di proseguirlo qui a Lugano, cioè la promozione scientifica dell’umanità dell’uomo.”
L’apprendimento percettivo: riscriviamo i percorsi dei neuroni!
Così come l’attivazione degli stessi neuroni, nello stesso modo, determina il loro irrigidimento e impoverimento, un adeguato addestramento percettivo nel cogliere stimoli nuovi e diversi può rimodellare le connessioni neuronali, permettendo alle nostre strutture nervose di riacquistare quella flessibilità che ci caratterizza per natura (proprietà della plasticità sinaptica). Per capire più da vicino come questo possa verificarsi, basta pensare all’allenamento a cui si sottopongono i pianisti oppure i degustatori di vino e agli effetti che ne conseguono. Ciò che succede in entrambi i casi, è che si intensificano e aumentano le comunicazioni fra i neuroni, assistendo ad una vera e propria riorganizzazione dell’assetto dei neuroni. Tutte le informazioni che vengono dalle mani – in un caso – o dal naso/bocca – nell’altro caso – possono così essere elaborate a livello cerebrale in una maniera molto più fine e complessa di quanto accade ad una persona non “addestrata”. Questo permette al pianista di eseguire movimenti estremamente fini e precisi e al degustatore di vini di riconoscere e discriminare odori e sentori nelle loro minime sfumature.
Quello che vogliamo dire è che un adeguato training, soprattutto nel proprio quotidiano, può risvegliare nuove capacità di rilevare e interpretare informazioni. Per tutti è cioè possibile riscrivere i propri percorsi neuronali per ritrovare una funzionalità ottimale e realizzando ciò che in Ontopsicologia viene definito “metanoia”, ossia “cambiare mente”.
Il campo operativo dell’ In Sé
Il campo operativo dell’In Sé è sempre ordinato ad uno. La conoscenza dell’uomo, a causa della schizofrenia tra l’In Sé e Io, è semiologica, si rivela nella sfaccettatura dei segni, dei simboli, come rapporto tra un segno e l’altro, ma la sostanza è sempre una. Tutto ciò che la mente dell’uomo può ponderare, riflettere, oggettualizzare è segno. Quello che in nessun modo può essere ridotto a segno, è l’In Sé. L’unità non si raggiunge molto facilmente; bisogna superare l’intelligenza, il pensiero, cioè tutti i riferimenti dell’esistenza, perché l’In Sé non si pensa, è ecceità pura.
Tutta la gamma dei meccanismi di difesa (proiezione, trasposizione, etc.), non è altro che esemplificazione di quanto detto fino ad ora. I meccanismi di difesa sono possibili perché l’In Sé è sempre intimo dovunque si intenziona.
Nel dubbio interpretativo dell’etica cosa si può fare?
Quando l’interpretazione etica appare dubbia allora resta sovrana la decisionalità del collettivo sociale che si esprime attraverso le sue costituzioni, i suoi codici, le leggi ed è inutile riferirsi a fonti che non hanno chiara e precisa l’applicazione oggettiva esterna come appunto la fede, ecc. La fede si basa su un autoconvinzione e non ha necessità di dimostrazione razionale sui fatti come ad esempio è la scienza o il diritto o l’etica sociale. La razionalità non è prevista nell’ambito del dogmatismo religioso; è una volontà che autodetermina per testimonianza, per decisionalità punto e basta. E’ naturalmente questo principio fideistico interiore non può essere applicato sul campo della oggettività socio-naturale o socio-civile.
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